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Lo smart working: i problemi alla colonna vertebrale

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Tempo di lettura medio: 7 minuti

Il lockdown causato dall’emergenza Coronavirus ha incentivato lo sviluppo dello Smart Working che, con molta probabilità, rimarrà e diventerà sempre più una modalità lavorativa utilizzata dalle Aziende.

Ma lavorare da casa fa bene alla nostra schiena?

problemi smart workingLavorare da casa permette alle persone di stare sedute comodamente sulla propria scrivania e di svolgere il proprio lavoro attraverso un PC collegato ad una rete internet. Ma stare seduti per troppo tempo può causare problemi alla nostra schiena.

Nella maggior parte dei paesi per i quali ci sono dati affidabili, il mal di schiena è la principale causa d’invalidità se si calcola il numero complessivo di anni passati in cattiva salute. Il fenomeno è in diminuzione, ma molto lentamente, mentre il costo delle cure è diventato enorme.

Secondo uno studio, nel 2013 negli Stati Uniti sono stati spesi 88 miliardi di dollari, più di 80 miliardi di euro, in cure mediche per i dolori alla schiena e al collo, ma in molti casi questi soldi sembrano servire a poco. Un tempo i medici pensavano che il mal di schiena fosse quasi interamente il risultato di danni meccanici ai tessuti e che era impossibile rilevare con le radiografie, ma l’avvento della risonanza magnetica ha dimostrato che non era così. Una causa fisica precisa, come una frattura, un tumore che preme su un nervo, un’infezione o un’artrite, si riscontra solo in una percentuale di casi compresa tra il 5 e il 15 per cento. Tutti gli altri sono etichettati come aspecifici, e ci sono prove crescenti che non siano di origine meccanica. La schiena se rimane inattiva per tanto tempo soffre, così come se viene usurata attraverso posizioni innaturali o lavori pesanti.

 

COME È STRUTTURATA LA NOSTRA COLONNA VERTEBRALE?

Il rachide, termine tecnico per indicare la schiena, è composto da:
strutturazione colonna vertebrale

  • 7 vertebre cervicali
  • 12 vertebre toraciche
  • 5 vertebre lombari
  • Osso sacro e coccige.

Tutte insieme formano la colonna vertebrale o rachide.

Tale struttura è la più importante di tutto il corpo perché, oltre a permetterci di stare nella posizione eretta, è il centro di diffusione di tutti i nervi.

Se però la nostra colonna vertebrale viene trascurata, non allenata o addirittura allenata troppo e male, si rischiano delle conseguenze più o meno gravi. I problemi più diffusi sono il dolore nella zona lombare (la zona bassa della schiena) detto lombalgia e il dolore in zona cervicale ( ovvero alla base del collo ) detto cervicalgia.

IL DOLORE PIU’ FREQUENTE: LA LOMBALGIA

dolore lombalgiaCome citato sopra, molte persone soffrono di lombalgia, ovvero un dolore che coinvolge la zona bassa della schiena e che può essere causato, ad esempio, da uno sforzo eccessivo prolungato, da un movimento brusco oppure da inattività mantenendo ad esempio una posizione obbligata come lo stare davanti ad un PC. La sedentarietà può portare ad un indebolimento dei muscoli addominali, dorsali, glutei e lombari e quindi ad una sofferenza della nostra schiena.

 

Diversi studi hanno rilevato che solo il 20% – 30% delle lombalgie è creato da un problema specifico alla colonna mentre la restante percentuale è provocato da cause non specifiche come gli esempi citati sopra. Ma la cosa che più lascia perplessi, è che molto spesso non c’è associazione tra il dolore lombare e ciò che appare nel referto della risonanza magnetica, lastra o TAC.

 

RICONOSCERE IL TIPO DI LOMBALGIA

Esistono due tipi di mal di schiena: lombalgia acuta e lombalgia cronica.

La lombalgia acuta è causata da una lesione muscolare, legamentosa, articolare e discale, che si accompagna a fenomeni infiammatori. L’infiammazione e il dolore fanno parte del processo di guarigione e cessano in circa 4 settimane. Il dolore acuto a livello del rachide è una reazione di difesa, uno stimolo a cambiare posizione; ha un ruolo protettivo e adattativo, impedendo i movimenti che possono danneggiare ulteriormente la colonna vertebrale.

Si parla invece di lombalgia cronica quando il dolore si prolunga per più di 4 settimane durando diversi mesi. Gli specialisti sono sempre più convinti che, nella maggior parte dei casi, il dolore cronico significa che il sistema è stato in qualche modo danneggiato e il mal di schiena può essere anche dovuto al fatto che altri aspetti della vita del paziente non funzionano. I fattori di rischio di cronicizzazione possono essere fisici ma soprattutto, psichici e sociali.

I fattori di rischio fisici sono una pregressa lombalgia, una lunga durata dei sintomi, un dolore esteso, un dolore irradiato agli arti inferiori, una limitazione della mobilità articolare, un basso livello di attività fisica, il sovrappeso e appunto la sedentarietà.

I fattori di rischio psichici possono essere lo stress, la scarsa cura personale e la depressione.

La lombalgia cronica tende a far perdurare il dolore oltre i 3 mesi anche a fronte di una lesione inesistente. Il dolore cronico non ha una funzione protettiva, riduce la funzionalità del rachide portando la persona ad una situazione quasi di disabilità. Basti pensare che in Italia le persone che soffrono di lombalgia sono circa 15 milioni, quasi 1 italiano su 4, ed è inoltre la prima causa di disabilità sotto i 45 anni e la seconda causa di invalidità permanente che comporta dei costi sociali elevatissimi: 15 milioni di euro all’anno solo in Italia.

Pensate a quanti soldi si potrebbero risparmiare semplicemente facendo la giusta attività fisica. Non serve necessariamente essere un atleta, ma basta eseguire i giusti esercizi, possibilmente su consiglio di un buon istruttore o preparatore.

 

DOLORE AL TRATTO CERVICALE

dolore cervicaleLa cervicalgia invece è un dolore associato al tratto cervicale, la zona che sta alla base del collo, che molto spesso si irradia anche nei muscoli limitrofi come trapezio e scaleni e nei casi più gravi il dolore si può diffondere fino alle braccia o causare repentini mal di testa.

Lo stare molto tempo seduti davanti ad un pc o passare molte ore al telefono, tenere posizioni scorrette per il collo, fare poca attività fisica o subire traumi acuti occasionali come il colpo di frusta o un’incidente sportivo, possono essere all’origine della cervicalgia.

 

DIVERSE TIPOLOGIE DI CERVICALGIA

In base alla sede coinvolta dal dolore e ai sintomi ad esso correlati, è possibile distinguere tre varianti di cervicalgia:

Cervicalgia propriamente detta: il dolore cervicale si concentra in sede cervicale ovvero alla base del collo e zone limitrofe.

Sindrome cervico-brachiale (o brachialgia): il dolore si estende dalla zona cervicale al braccio, molte volte sotto forma di formicolio.

Sindrome cervico-cefalica: la cervicalgia è accompagnata da sintomi secondari come alterazioni della vista, cefalee e vertigini.

Come per la lombalgia, il dolore al tratto cervicale può essere acuto o cronico: il dolore acuto si manifesta con il cosiddetto “torcicollo” ed è il sintomo che accomuna la maggior parte delle forme di dolore cervicale. Si tratta di una fastidiosa e dolorosa condizione che ostacola i naturali movimenti del collo e dei muscoli annessi.

Abbiamo visto che la cervicalgia coinvolge anche i nervi: in tal caso, il soggetto avverte una sgradevole sensazione di formicolio ed intorpidimento, affiancata da debolezza del braccio e della mano.

La cervicalgia cronica invece provoca un dolore costante nel tempo che dura diverse settimane e in molti casi non è stata trovata una causa specifica, ma tuttavia i più frequenti sono: contratture muscolari, artrosi, ernia cervicale, sindrome da colpo di frusta e malattie infiammatorie come l’artrite reumatoide.

 

IL SEGRETO PER PRENDERSI CURA DELLA PROPRIA SCHIENA

La salute della nostra schiena richiede impegno, forza di volontà e soprattutto tempo dedicato al nostro benessere psico-fisico perché non sono problemi che si risolvono in un paio di sedute dal fisioterapista e nemmeno facendo qualche esercizio durante la settimana. Vari paesi hanno cercato d’incoraggiare le persone che soffrono di mal di schiena a rimanere attive, con risultati promettenti. Una di queste campagne è stata condotta in Australia e si ritiene che abbia portato a una riduzione del 15 per cento del numero di visite mediche e a un calo del 20 per cento dei costi. Sempre in Australia, le persone che arrivano in ambulanza lamentando mal di schiena, vengono mandate direttamente da un fisioterapista, evitando una quantità significativa di ricoveri.

 

 

esercizi per la schiena

 

Ci vuole pazienza e costanza tutti i giorni ma soprattutto bisogna evitare quei movimenti dannosi per la schiena e privilegiare tutte quelle posizioni che possono aiutare a mantenere un rachide in salute.

Eseguire brevi e semplici esercizi anche sul posto di lavoro possono far riscontrare un beneficio immediato, purché siano svolti con cadenza regolare e soprattutto svolti correttamente.

 

 

Il primo passo per combattere e prevenire cervicalgia e lombalgia risiede quindi nell’educare il lavoratore a svolgere una costante routine di attività fisica durante e dopo le ore di lavoro: in piedi, da seduti, o in tutte le altre posizioni da cui traiamo beneficio, l’importante è ricordarsi che, con il movimento il corpo umano risponde positivamente solo se stimolato nella giusta forma e in maniera corretta. In conclusione: dobbiamo prenderci cura tutti i giorni della nostra schiena soprattutto per chi è costretto a stare seduto per molto tempo come sta accadendo in questo periodo di chiusura forzata.