INDICAZIONI UTILI PER UNA SCELTA CONSAPEVOLE
Con l’inizio del nuovo anno scolastico di bambini e ragazzi un dilemma che i genitori sono tenuti ad affrontare è l’inserimento nella routine settimanale delle attività sportive e conseguentemente alla scelta, sorgono domande anche sulle tempistiche, sul “quante volte deve fare sport” e “per quanto tempo”, “è meglio un’attività agonistica o non agonistica”, “meglio uno sport di squadra o individuale” e “non vuole fare più sport, cosa può fare?”.
Tutte domande lecite che sembrano di semplice risoluzione (a parte l’ultima, l’ultima non lo è per niente) ma è bene sentire il parere di esperti in materia.
QUALE SPORT SCEGLIERE?
La scelta delle attività sportive deve, a mio parere, essere una scelta che il bambino/a e il ragazzo/a deve svolgere in piena autonomia, almeno in linea teorica: già è complicata la settimana scolastica con gli impegni obbligatori che il corso di studi prevede, quindi, almeno per l’attività di svago è bene che la scelta sia fatta in base alle proprie inclinazioni e preferenze.
Naturalmente la scelta della pratica sportiva deve essere fattibile, in quanto deve anche combaciare con delle situazioni logistiche e di distanze da percorrere che devono pur sempre essere fattibili da parte dell’accompagnatore; ci sono situazioni in cui oggettivamente svolgere determinati sport è infattibile sia perché mancano le strutture a disposizione in un raggio chilometrico ritenuto percorribile, sia perché gli orari possono non combaciare con quelli disponibili.
Ecco, la scelta deve mettere insieme tutte queste variabili. Poi, dimenticandoci questi problemi più logistici, può essere veramente fatta in base al proprio piacere: tutti gli sport se svolti nella maniera corretta e seguiti da personale competente ed esperto in materia sono assolutamente sicuri, belli, divertenti e possono far bene al corpo (e anche alla mente) del nostro bambino/a-/ragazzo/a.

MEGLIO UNO SPORT INDIVIDUALE O DI SQUADRA?
Si identifica con il termine individuale tutti gli sport in cui il gesto atletico viene compiuto in autonomia, a differenza di quelli di squadra, in cui il proprio gesto e le proprie forze devono coesistere e coordinarsi con quelle di altri compagni per raggiungere un obiettivo comune.
Detto questo, anche gli sport individuali prevedono l’esistenza di un gruppo: mai il bambino/a o il ragazzo/a si ritroverà da solo/a a svolgere un’attività sportiva. Quindi anche in sport come il nuoto, l’atletica nella maggior parte delle discipline, la ginnastica artistica e tanti altri in cui il gesto viene svolto in autonomia, la squadra, il gruppo di lavoro risulta essere sempre presente, quindi la socializzazione, il rispetto di regole, il rispetto dell’avversario, il lavorare in team, il sentirsi parte di un gruppo, sono tutte situazioni in cui il bambino/a/ragazzo/a si troverà ad affrontare.
AGONISMO O NON AGONISMO?
Scegliere uno sport è ben diverso che scegliere tra attività agonistica e non agonistica. Si può scegliere uno sport perché piace, perché è divertente ma si può non amare la competizione e lo stress che una competizione può generare. Per questo motivo il mio parere è quello di non forzare: tutti i genitori vorrebbero un figlio/a campione in una disciplina ma la verità è che non è importante, non è per quello che si fa sport. Poi, se un ragazzo/a (non un bambino/a) ha un spiccato talento, ha una vena agonistica molto forte è giusto perseguirla e dargli/le il giusto supporto ma, nel caso in cui non ci fosse, non è assolutamente necessaria.
Quindi il mio modesto parere è: lo sport deve essere fatto in primis perché fa bene, fa crescere bene, è portatori di valori, mette di fronte a difficoltà, insegna l’arte dell’impegno e della dedizione ma se l’agonismo, la competizione, non è amata, genera ansia e stress, non è nel DNA di nostro figlio/a non è di fatto necessaria.

NON VUOLE PIU’ FARE SPORT, CHE FARE?
Questa è una frase che spesso si sente nominare in ragazzi e ragazze di età compresa tra i 13 e i 16 anni, tant’è che questo fenomeno prende il nome di “drop-out sportivo”, ovvero abbandono precoce della pratica sportiva, che viene stimata essere un fenomeno quantificato nel 30% dei giovani sportivi. Le cause evidenziate dagli psicologi dello sport sono: un sempre crescente impegno scolastico difficile da gestire con l’impegno sportivo che spesso è tutt’altro che esiguo, un rifiuto delle figure adulte (come il genitore ma anche l’allenatore) e un sempre maggiore interesse per l’incontro e la vita sociale. In questo quadro però bisogna anche evidenziare le “colpe” dello sport: spesso gli allenamenti in età adolescenziale sono tanti ed intensi e la vita sportiva è orientata al puro agonismo in cui i ragazzi/e, se non eccellono in una particolare disciplina, si sentono scartati e fuori luogo generando così sentimenti di frustrazione e fallimento. Perciò che fare? A mio parere sarebbe bene che la pratica sportiva non venga abbandonata del tutto: si può cambiare, ridurre l’impegno, provare altre discipline, provare altre forme di movimento meno intense ma avere un momento nella settimana in cui allenare il fisico, che ricordiamolo in adolescenza sta già subendo forti modifiche, è assolutamente importante ma con l’biettivo di avere e sviluppare una crescita sana.